Sono giovani. Spesso ventenni o poco più. In genere hanno un alibi perfetto: studiare, approfondire, completare la preparazione universitaria. La scusa che non ammette repliche si chiama Erasmus, quella grande invenzione che permette ai ragazzi di tutta Europa di valicare i confini nazionali, di conoscere nuove culture. Per gli italiani, sempre più di frequente, Erasmus vuol dire Spagna. Per una questione di logico feeling, per il vantaggio della vicinanza, per l' apparente facilità della lingua, perché - in definitiva - è più divertente. Basta dare un' occhiata su Internet per rendersi conto delle dimensioni del fenomeno. Proliferano le pagine web, i blog, i forum: giovani assetati di notizie, che si scambiano informazioni, che chiedono consigli ai coetanei spagnoli o agli italiani che ci sono già stati. Sarebbe ingeneroso dire che si disinteressano delle università e dei corsi di studio che possano risultare più utili per la loro preparazione. Però, in realtà, al centro dell' attenzione ci sono spesso preoccupazioni molto meno accademiche: il fascino delle città, con una grande vitalità culturale ma soprattutto con la loro vita notturna e le infinite possibilità di divertimento. Sono trent' anni, ormai, che la Spagna si è conquistata questa fama, che è riuscita a mantenere e consolidare nel tempo. Allora la chiamavano movida, ed era un fenomeno culturale con comprensibili radici politiche: un intero paese che si liberava all' improvviso dal quarantennio di repressione e di grigiore franchista, che aveva una voglia tremenda di dimostrare in tutti i campi - dalla musica, al cinema all' arte - che era arrivato il momento di voltare pagina, per sempre. Rivoluzione dei costumi e liberazione sessuale, un cambiamento a ritmi frenetici che ha avvicinato questo paese mediterraneo allo stile di vita del Nord - Europa. Con i vantaggi del clima e del calore umano. La movida nel frattempo è morta, ma lo spirito non è cambiato. Oggi la chiamano marcha, che non è altro che la voglia di vivere in maniera sfrenata la vita notturna. Da Madrid a Barcellona (il 40 per cento del turismo italiano in Spagna si concentra in Catalogna), ma anche Valencia e Bilbao, Siviglia e Malaga o Palma di Maiorca. E le città universitarie come Granada e Salamanca. Per non parlare dell' estate di Ibiza, Torremolinos o Benidorm. Ritmi di vita inusuali per i ragazzi italiani. La sera che comincia con un aperitivo e le immancabili tapas, dopo cena un giro per i bar de copas, a bere e ascoltare musica fino alle 2 o alle 3 del mattino, quando - sì, così tardi - cominciano ad affollarsi le discoteche, dove si può tirare fino alle sette. E poi, per chi ha ancora energie, gli after hour, che il sabato e la domenica aprono al mattino, per lasciare il posto nel pomeriggio alle macro-fiestas delle mega-discoteche. La Spagna è il paradiso per i fanatici della musica house e techno, con i migliori dj del mondo a fare da richiamo. Per i più esaltati, una possibilità che pochi paesi in Europa offrono: quella di uscire il venerdì sera e perdersi, quasi confondendo il giorno con la notte, in una estenuante maratona di divertimento che si conclude solo il lunedì mattina. Ma per chi, come i più giovani - studenti con mezzi economici limitati - non si può permettere i costi elevati di bar e discoteche, la vera alternativa è in quella nuova forma di socializzare che si chiama botellon, che da anni invade piazze e strade delle grandi città come dei piccoli centri di provincia: una colletta con gli amici per comprare una bottiglia di whisky o di rum, coca cola a volontà e bicchieri di plastica: La musica è quella della radio portata da casa o dello stereo, sull' auto con le portiere aperte. La festa si fa anche così, all' aria aperta e con poche spese. - |