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Barcellonesi, abbiamo vinto -
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BARCELLONA - Venerdì notte, la notte del trionfo olimpico, centoventicinquemila persone disseminate lungo l' imponente Avenida Maria Cristina che sale al Montjuic, il Gianicolo di Barcellona, l' hanno acclamato quasi fosse una stella del rock. "Pasquis... Pasquis... Pasquis..." gridava infatti la folla impazzita di gioia e lui, quarantacinquenne baffuto Alcade della citta, allargando le braccia, stringendo i pugni in segno di vittoria, con la mantella di gabardine che lo faceva sembrare il signore della notte, a rispondere in catalano: "Barcelonins, ja hem guanyat", barcellonesi, abbiamo vinto. Domenica sera mezza spagna è rimasta incollata davanti ai televisori. In diretta da Madrid il capo del governo Felipe Gonzalez. Di Barcellona il nuovo astro della politica socialista e nazionale "l' eroe di Losanna", il sindaco Pasqual Maragall, professore di scienze economiche, nipote del famoso poeta catalano Joan Maragall, figlio del senatore Jordi Maragall: tranquillo, sicuro, forse un po' troppo. "Sarà una grossa sfida, sapremo approfittarne? Il 1992 non soltanto sarà l' anno delle Olimpiadi ma sarà anche l' anno della verità del mercato comune. Vedremo allora se Barcellona sarà una capitale d' Europa e la Spagna un paese di punta del continente... Ed ora eccolo qui, l' uomo che ha guidato in Svizzera la "squadra promozionale" di Barcellona, uno, se non il più importante artefice del successo. Al secondo piano la sede del Partito socialista catalano in via Nicaragua 78, nella stanza che solitamente usa Juan Raventos, presidente del partito, ex ambasciatore spagnolo a Parigi. E' lunedì sera, tardi. Maragall scopre quanto impegnativi e faticosi siano i "giorni dopo". Le Olimpiadi possono trasformarsi in un grande trampolino di lancio, come lo furono quelle di Los Angeles per il manager Peter Ueberroth. Ma possono trasformarsi anche in una grande, terribile trappola. Monaco e Montreal non sono poi così lontane nel tempo. Quale sarà la vostra strategia organizzativa? "Non c' è nè ci sarà un modello americano nè un Peter Ueberroth come a Los Angeles. Avremo una direzione collegiale a più livelli. Lo schema non sarà complesso come quello tedesco, mi spiego, quello tipico di certe grosse strutture tedesche. Ma nemmeno avremo un solo responsabile. Disporremo di un consiglio politico, elemento importante giacchè l' unità istituzionale finora dimostrata credo abbia molto aiutato Barcellona a vincere la corsa per l' assegnazione dei Giochi Olimpici. Col consiglio politico, agirà il comitato olimpico come forzosamente vuole la carta olimpica. Il consiglio generale del comitato olimpico dei giochi di Barcellona disporrà di un livello esecutivo, il cui presidente verrà nominato entro due mesi. Spero in una linea di continuità perchè la gente che ha lavorato per la candidatura ha operato egregiamente. Una combinazione di iniziativa pubblica e di iniziativa privata". Qual è lo scoglio più insidioso per le Olimpiadi 1992: l' aspetto finanziario o quello tecnologico? "Sono molto meno preoccupato dalle questioni economiche che non da quelle tecnologiche ed informatiche. Alcune banche americane si son fatte avanti. Noi stiamo valutando le loro proposte c' è l' impegno dello stato, possiamo contare sulla collaborazione delle nostre imprese, il budget del comitato organizzatore (a prezzi costanti facendo riferimento al corso monetario del 1985 ndr). Dimostra che non abbiamo scopi lucrativi. La riuscita dei giochi porteranno alla città e alla Spagna benefici superiori agli eventuali benefici economici. No, io sono preoccupato dal progetto Bit' 92, Barcelona informatica telematica. Abbiamo qui a Barcellona un nutrito gruppo di piccole imprese ma abbastanza avanzate nel settore del software, ci sono 400 professionisti di logic control, la Olivetti spagnola' anche qui c' è la Silicon Valles, nel senso che alcune aziende stanno in una località che si chiama Valles...". I Giochi, ha detto Ueberroth, sono molto più difficili da mettere in piedi di quanto non sia prevedibile. Ce la farete? "Barcellona ha sempre avuto la necessità di essere, per la Spagna, il motore, lo choc. E' anche sempre stata sportiva, qui si fondò il Comitato Olimpico Nazionale, nel 1924. E' una città europea, una città industriale, creativa, che ha sempre bisogno di nuovi motivi, di sfide per sostenersi. I giochi sono una occasione non soltanto sportiva, di tempo libero e di competizione, ma soprattutto di gran contenuto tecnologico. Ed è su questo aspetto che sono concentrati i nostri sforzi. Stiamo per esempio già cablando la città per le fibre ottiche, ho messo su una piccola azienda municipale, la iniziativa sta per operare con la Coditec belga, la francese Lyonnaise. C' è uno studio costato più di due miliardi di lire per stabilire le quattro zone "ottiche". Abbiamo intenzione di smantellare due chilometri e mezzo di ferrovia per l' apertura al mare di un intero quartiere, il Poblenou che farà da villaggio olimpico, un triangolo di 30 ettari. Intorno al progetto olimpiade graviterà tutta l' area metropolitana di Barcellona, ventisette comuni e quattro milioni di abitanti. Ma i giochi non sono soltanto un' occasione economica-municipale. "E' vero. Anzi, sono qualcosa di fondamentale per un paese come il mio, dove lo sport è stato dimenticato dalla cultura dominante sia di destra che di sinistra. Io che sono socialista dico sempre che si dovrebbe mettere accanto al piccone e al libro con la penna - i nostri simboli di lotta - anche il pallone. Il tempo libero, lo sport, sono importanti, lo saranno sempre di più. Non è nè produzione nè arte. Ma il tempo libero, lo sport fanno parte della realtà quotidiana. Cos' è importante per i giovani? Lo sport. Di cui i giovani sono attori. Gli adulti invece, sono grandi consumatori. Dobbiamo riconoscere ciò, non lasciare lo sport ai settori culturali (e politici) marginali. La sinistra spagnola dovrebbe curare di più quest' aspetto, lo sport deve entrare nel nostro sistema educativo". "Non è il vostro slogan, Barcellona ' 92 sport e cultura? "Le nostre Olimpiadi faranno una piccola rivoluzione culturale, questo io sostengo. In un paese mediterraneo dove i valori creativi e quelli artistici vengono per primi, quelli produttivi seguono a distanza e poi, ma molto distaccati, sono considerati il gioco, la cultura fisica, il corpo. La Spagna è un paese rachitico, una testa molto grande, un corpo molto debole. La testa grande per la storia che ci pesava (e ci pesa ancora) tanto. Il corpo sociale incapace di mantenere quella testa, non solo dal punto di vista economico ma anche dal punto di vista culturale e in senso più ampio, dal punto di vista della cultura del tempo libero e dello sport". Signor Alcade, lei dice che i giochi non sono fatti per guadagnare, che non seguirà l' esempio di Los angeles, che due sono gli obiettivi da ricercare: da un lato la tecnologia, dall' altro appunto quello educativo-culturale, lasciando per ovvi gli altri aspetti, che per Barcellona sono in ordine di importanza l' urbanistica, l' edilizia, il turismo. Se questo è chiaro e scontato che cosa non lo è ancora? "I Giochi Olimpici sono un successo internazionale. Bisogna domandarsi perchè. L' umanità ha una domanda di fraternità che non viene soddisfatta da ciò che viene offerto sul mercato politico internazionale. Si offre tutto, ma non fraternità... di tanto in tanto c' è un Kennedy, un Papa Giovanni. Poi vent' anni di crisi, tensioni, guerre locali. Adesso si parla di pace, c' è Gorbaciov... i Giochi sono il prodotto che l' umanità consuma allegramente. Poichè non c' è altro, le Olimpiadi sono il simbolo di quello che tutti desidererebbero. Oh, certo, anche ai Giochi ci sono momenti chiave di tensione emotiva nazionalistica...". "Ma sì, gli inni, le bandiere, la sfilata delle squadre nazionali, la competitività, gli atavismi. Ma c' è qualcosa che supera tutto questo, è l' internazionalismo stabilito dalla cornice olimpica. Tutti sono e restano amici. Sta qui, nella competizione e nell' amicizia il segreto dei Giochi. Una competizione fraterna, ogni quattro anni quindici giorni di tregua. Quello che può attualmente offrirsi l' umanità. E ciò avviene da cento anni. Quando nasce il movimento olimpico, nel 1982-1896 c' era in atto un doppio internazionalismo. Aristocratico-finanziario, tipo Rotschild ed il proletariato europeo. Tra questi estremi appare l' idea della fraternità, dell' uguaglianza, i Giochi Olimpici furono inventati dai gattopardi, che avevano tuttavia una visione distaccata, alla De Coubertin. Cent' anni dopo, lo sport è ancora così, ersatz dicono i tedeschi, un surrogato, un sogno della complessa realtà. I Giochi assegnati ad una città' no ad uno stato. Barcellona non è una capitale statale, è una città me tropolitana che ha avuto per l' operazione Olimpiadi l' appoggio popolare". Non ha paura che settori radicali e nazionalisti possano mandare all' aria ogni buon proposito? Non teme il terrorismo? "No, è un' opposizione che insegue sogni radicali. Chi ci attacca non crede, non vuole l' ideale di pace e fratellanza che esprime l' Olimpiade. E' uno sbaglio. I Giochi sono una grande, unica occasione per la Catalogna che è una nazionalità costituzionale. E a Barcellona, che non è capitale di stato, sarà più facile