BARCELLONA Venti giapponesi in divisa a mo' di Esercito della salvezza, schierati a Plaza d' Espanya, l' altro giorno annunciavano l' arrivo, o meglio il ritorno, di Gesù per il prossimo ottobre, anche se non specificavano se prima o dopo l' anniversario della Colombiade. La torcida brasiliana esporta feste di samba che cominciano dopo le due di notte in cima alla Rambla, mentre i messicani cantano che "si vede e si sente che il Messico sta presente". E poi sono venuti anche gli italiani, con le loro valigie piene di debito pubblico, mafia, Scotti, tangenti, voglia di reagire, voglia di divertirsi, voglia di pazziare. Si sistemano nell' occhio profondo della telecamera, vanno ovunque gareggi un italiano, sono pronti a esultare per Zorzi che schiaccia o per Di Donna che spara. Fanno il tifo per chi vince o chi perde, senza distinzioni. Quasi sempre non hanno il biglietto e allora chiamano le federazioni, i giocatori, le mogli dei giocatori. Se va male provano ai botteghini, poi cedono ai bagarini. Se va bene "sfondano" o passano con qualche espediente. Il problema che segue subito dopo è quello dello striscione. Perchè la polizia li ferma o impedisce di stenderlo. Seguono discussioni, spiegazioni, proteste. Alla fine appaiono. "No alla mafia" al Sarrià, mentre l' Italia di football giocava contro gli Usa. E' stata una consolazione vederli, voleva dire che non avevamo esportato solo turismo decerebrato, abbronzature con orologi di plastica ma anche ragazzi con sentimenti e impegno. Non sempre la comunicazione degli stendardi mantiene questo alto livello di riflessione civile. "Ciao Igor, sono qui" diceva uno dalle tribunette del Palau della Metallurgia, mentre la Trillini infiorettava l' oro. "Oro azzurro, un' ossessione per la vita" dicevano quelli di Lanciano, arrivati anche loro per girovagare tra gli impianti, come una matita che facesse un identikit d' Italia. "Da Roma a Barcellona in moto: un solo grido forza azzurri": l' autore dello slogan è Michele Calderaro che con i suoi amici batte la città alla ricerca di tagliandi: andrebbero a vedere anche le eliminatorie del badminton se ci fossero degli italiani, a tanto sono "ridotti". Michele ha ammesso che la definizione della frase ha richiesto alcuni giorni di assemblea con gli altri della missione, saltati poi in sella a un' Honda Bol d' Or e a due Yamaha enduro e arrivati qui dopo un bel viaggio. A trenta chilometri da Barcellona, poi, l' Honda è andata in panne ed è stata trainata dalle due Yamaha. E poi alla fine, in mezzo alle tapas, alle paelle, ai pins, a questo mondo E poi alla fine, in mezzo alle tapas, alle paelle, ai pins, a questo mondo iberico-commerciale, ci siamo ritrovati tutti in Italia, con i nostri guai ai quali siamo sgradevolmente affezionati, dai quali siamo sentimentalmente afflitti. Un solo striscione è bastato a farci risentire i veleni delle nostre giornate, le speranze delle nostre battaglie. L' Italia di pallavolo era in campo e dalla tribuna si è annunciata la presenza di ragazzi di Oratino, Molise, provincia di Campobasso. L' incitamento poi non c' entrava niente con la partita che si stava giocando, anzi esortava un' altra Italia, non fisicamente presente ma parimenti, anche se blandamente, viva. "Forza Di Pietro" diceva lo striscione, che sbandieravano per motivi di corregionalità quei tifosi, provenienti da un paese non lontano da dove è nato il giudice. Qualcuno li ha ringraziati, grazie di averci fatto sentire a casa. Qualcun altro ha pensato: gli italiani, quando fanno così, non sembrano neanche loro. |