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Argomento 1
Impariamo da Amsterdam e Barcellona -
Barcellona-Appartamenti
Turismo


Ci sono, strutturalmente, città capitali e città quasi capitali. La differenza è fatta da diversi fattori, visibili e invisibili: piazze e sogni, numeri e percezioni, urbanistica e orgoglio, palazzi e anima. In uno studio della società internazionale di consulenza immobiliare Cushman&Wakefield-Healey&Baker, presentato alcuni giorni fa, Milano perde posti in classifica e viene bocciata per traffico e degrado anche dai manager europei. A differenza di città come Amsterdam, Francoforte o Barcellona, Milano appare in sofferenza e non in grado di compiere un definitivo salto di qualità che la renda più attrattiva e dunque più competitiva. Milano viene rappresentata come capitale di qualunque cosa. Della moda, della pubblicità, della comunicazione, del turismo d' affari, dell' editoria, del teatro, del collezionismo, della sanità innovativa. Tuttavia avere dalla propria parte qualche numero non significa connettere primati. Le progettazioni parziali possono difettare di perimetro politico. C' è bisogno di uno sforzo collettivo e di una politica lungimirante che sappia collegarsi con le aspettative ed i bisogni che sono presenti. Il dibattito sulla trasformazione e sulle prospettive di un sistema urbano e territoriale (Milano e la Lombardia) tra i più rilevanti in Europa è da qualche tempo sui media, nelle sedi istituzionali e all' attenzione della collettività. Una discussione che fa avvertire il malessere e che non riesce ancora a trovare sbocchi e fare i conti con il problematico cambiamento della politica, con le nuove esigenze istituzionali, con le trasformazioni del sistema economico e sociale ed il profilo generale della qualità della vita, con nevrosi depressive e sentimenti collettivi. Un dibattito che fa emergere soprattutto un problema di classe dirigente orientata al pubblico interesse. Quando si parla di Milano, delle sue potenzialità e delle sue difficoltà si parla di tutto questo. Tuttavia, un progetto per una città che vuole essere "capitale" non può esaurirsi in un annuncio. Serve una regia lunga, patti stabili, nuova dedizione sociale e civile dei ceti forti, un governo del territorio extraurbano, investimenti, rilancio culturale in senso creativo e produttivo, spalle larghe circa l' area del bisogno e della precarietà. Insomma a coloro che si presentano a Milano per vari motivi (dagli affari al turismo) la città deve essere in grado di fornire un carnet di opportunità, un menù da sfogliare. Tutto ciò impone ai diversi soggetti non solo di collaborare fra loro, ma anche di mettere in campo una creatività produttiva capace di rendere Milano competitiva sotto i diversi punti di vista. Quello che manca è un progetto generoso ed intelligente che guardi con consapevolezza alla nuova realtà europea. * responsabile Cgil per l' Europa