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Turismo


Magari la gag della torta di riso del trio comico Balbontin-Casalino-Ceccon sarà esagerata, ma certo di strada da fare l' accoglienza turistica a Genova e in Liguria ne ha ancora tanta. Ben vengano i grandi progetti di riforma del settore. Ma senza una cultura dell' accoglienza il "turismo del Duemila" non potrà andare lontano. Ne sono tanto certi i consulenti turistici Marco Besio e Massimiliano Parodi, tanto che sul Progetto Accoglienza hanno elaborato un projet work che è stato posto all' attenzione dei responsabili regionali e comunali. «L' accoglienza è una delle componenti essenziali del turismo - sostengono Besio e Parodi - . Perché il turismo è un settore particolare, in cui la componente risorse umane riveste un ruolo che non può essere sostituito, in alcun modo». Ma Genova, come vedremo, è ancora lontana dall' obiettivo di un' accoglienza ottimale. Finora la città si è limitata ad organizzare punti di informazione per i turisti. Ma questi sono solo «uffici che attendono i turisti e cercano di rispondere alle loro richieste». I centri di accoglienza, al contrario, sono «organismi dinamici che dialogano con l' utenza, che promuovono il prodotto e i servizi complementari "organizzando" l' esperienza del turista». E questi nuovi centri non possono essere i piccoli gazebo sparsi in qualche piazza. «A Barcellona - spiegano Besio e Parodi - l' ufficio turistico principale, di ben 700 metri quadrati, si trova nel centro della città, in plaza Catalunya. Non parliamo di Baltimora, dove il Visitor Center è un grande spazio di 8.000 metri quadrati che offre un' ampia gamma di risorse tra informazione e servizi turistici, tutto in una location adeguata nel West Shore del famoso porto interno». Genova, come peraltro altre città - per esempio Roma - , ha scelto una «politica di ripartizione dei centri informativi». A Parigi e Barcellona, inoltre, ci sono punti fissi con piccoli gazebo nelle zone più trafficate della città. «è interessante anche notare - dice lo studio - la soluzione proposta da Madrid, che consiste nel far girare steward in divisa, dotati di piccoli computer portatili, che funzionano come centri d' informazione ambulanti. Altro punto centrale: gli orari. «è del tutto evidente - dicono i due consulenti - che l' informazione al turista debba essere fornita quando questi la richiede. Gli uffici dovrebbero quindi rimanere aperti per almeno 7-8 ore al giorno per 7 giorni la settimana, con orario continuato. Sono inoltre molto apprezzate le aperture serali: quando i negozi e i musei sono chiusi, il visitatore diventa spesso un frequentatore degli uffici di turismo». Diventa naturalmente essenziale la qualità e la preparazione del personale. E la scelta del materiale informativo e propagandistico. «A Madrid - informa lo studio - durante l' attesa vengono proiettati video con filmati, esistono punti internet dove il turista può cercare da solo ciò che gli serve. Dublino offre un servizio 24 ore su 24, con punti interattivi e ha anche un pub-caffè al suo interno. Lo stesso accade a Copenhagen». Di fronte a questo tipo di organizzazione l' offerta genovese è ancora limitata. In città ci sono tre Iat (Informazione e accoglienza turistica) alla stazione Principe («Ben posizionato ma con spazio ridotto e arredamento essenziale»), alla Stazione Marittima e all' aeroporto. Poi c' è lo spazio GenovaInforma in piazza Matteotti, il più curato e più frequentato, ma sempre piccolo. Uno studio quello di Besio e Parodi che offre una quantità di suggerimenti e di proposte. Un' occasione per riflettere sul futuro (possibile) di Genova.