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No global a Barcellona -
Barcellona-Appartamenti
Società


BARCELLONA - Mimose calpestate e pietre divelte su La Rambla. Ragazzi noglobal e poliziotti ad avanzare, retrocedere, con i turisti che facevano spazio ma nemmeno fuggivano. «Carlo vive» si gridava in ricordo del ragazzo ucciso al G8 di Genova. Sangue finto e arresti veri di militanti baschi sull' Avenida Diagonale che corre verso il vertice dei potenti d' Europa, protetto da due chilometri di reti di ferro. Barcellona ha vissuto il suo primo giorno di tensione: ore ed ore non di veri scontri, piuttosto la rappresentazione di una battaglia che potrebbe esplodere sul serio oggi. Nel pomeriggio si aspettano migliaia di manifestanti, gli organizzatori innalzano la cirfra a centomila. Ci saranno i sindacati e i movimenti politici del Forum Sociale, marceranno le cento organizzazioni della Campagna contro l' Europa del Capitale, si intrupperanno gli indipendentisti e gli anarchici della Piattaforma Sociale della Catalogna che raccoglierà anche i duri scesi dai Paesi Baschi, i ragazzi della «kalle borrocha», la guerriglia urbana di Biarritz, Nizza, Genova. Bandiere bianche, azzurre, rosse uniranno e insieme divideranno quelli che vogliono «un' altra Europa» e quelli che vogliono abbattere «l' Europa dei ricchi e della guerra». Quelli che chiedono nuove leggi e quelli che non si sa cosa faranno. Li attendono 8.500 poliziotti, in una città controllata da aerei, elicotteri, mezzi blindati con missili, una corvetta, tutti schierati contro ogni pericolo di terrorismo. Appuntamento alle sei, nel pieno del sabato di festa, nelle zone del passeggio, dello shopping, del turismo. Da Plaza de Cataluna fiancheggiando La Rambla fino a Plaza Portal de la Pau, davanti al porto. E alle dieci di sera, sotto Montjuic, altro simbolo di Barcellona, gran concerto di Manu Chao, il bardo noglobal, che paragona la città insieme blindata eppur con la vita che scorre attiva ed allegrissima alla «Spagna di Franco». «La democrazia è malata e la violenza ne è il sintomo» è il suo slogan, mentre al confine con la Francia venivano bloccati 300 giovani su alcuni pullman. In questo clima, ieri è stato vissuto da tutti come un giorno di attesa, di preparazione. Diciannove fermi, alla fine, ma non per vere violenze. Sette giovani baschi sono stati bloccati sull' Avenida Diagonale, avevano rovesciato un' auto con targa di Bilbao, aveva coperto la macchina e sé stessi di vernice rossa, si erano sdraiati come cadaveri. «Perché dobbiamo morire per vedere i nostri figli?» chiedeva uno striscione verde impugnato da un uomo e una donna. Era la rappresentazione di un incidente per domandare che i detenuti dell' Eta siano portati nelle prigioni basche, non dispersi per tutta la Spagna. Mentre un cane antiesplosivo controllava l' auto, la polizia ha tagliato le catene con cui i giovani si erano legati, li ha arrestati per resistenza. Intanto altri agenti sequestravano striscioni e bandiere a 500 manifestanti che davanti alla Sagrada Familia urlavano contro l' > «Europa del Capitale». Piccoli fuochi, che diventavano fuochi veri nei pneumatici bruciati sulla linea 5 del metrò a sud della città, nel bengala lanciato sui binari ferroviari verso la stazione di Tres Torres, nei chiodi sparsi qua e là sulle corsie degli autobus. Blocchi, ritardi, voci che si amplificavano. E al pomeriggio è toccata a La Rambla, la via della gran vita di Barcellona. I noglobal si erano dati appuntamento davanti al Teatre del Liceu, la polizia era schierata in forze, mentre attorno le auto scorrevano e in mezzo i turisti pranzavano all' aperto e passeggiavano. Prime urla, «assassini», i manifestanti diventavano un paio di migliaia, primo fronteggiarsi, mentre due boati segnalavano che erano saltati per bombecarta due cassoni del pattume a lato dell' Hotel Meridien. Qualche breve carica davanti al Mercato della Boqueria, qualche manganellata, qualche spinta, fucili con lacrimogeni mostrati minacciosi, una dozzina di giovani acciuffati. Pochi metri di rincorsa e di fuga, volavano alcuni sassi, bottiglie, lattine. I turisti raccoglievano i bicchieri e si mettevano a lato dei muri, i bar chiudevano e riaprivano a seconda delle ondate, i fiorai facevano lo stesso, ma mazzi multicolori venivano calpestati, qualche vaso volava. Poliziotti si muovevano come samurai per ore ed ore mimando cariche, camionette ululavano, turisti e manifestanti li circondavano armati di centinaia e centinaia di macchine fotografiche. Fino a sera, con gli alberghi che aprivano le terrazze come balconi da spettacolo. Con la paura che oggi sia un altro giorno. -