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Da Tunisi a Barcellona -
Barcellona-Appartamenti
Turismo


Sotto un cielo spennellato di nuvole, la nave attracca nel porto di La Goulette, il lago salato di Tunisi, dov' è nata Claudia Cardinale. Cinque-seimila napoletani sbarcheranno qui ogni settimana, fino ad agosto. Il mercoledì arrivano con tre navi: Msc Musica, Msc Melody e Costa Fortuna. Clemente Mastella e signora hanno scelto una crociera di 11 giorni. E con loro molta gente dello spettacolo. Ma questi 700 imbarcati a Napoli sulla Musica per un tour di sette giorni sono vacanzieri di fascia media: quella che partecipa a tutte le attività della nave (casinò, discoteca, idromassaggi, piscine) e si distingue per il suo allegro clamore. Molti dei croceristi che incontro sono dei personaggi pittoreschi, alcuni però davvero particolari. Ogni incontro è un' avventura, e strada facendo si collezionano decine di avvertimenti, di consigli sul come vivere all' estero e proteggersi dai vari pericoli. Nel sole di giugno, Tunisi non sembra una metropoli africana di un milione di abitanti: ha mura bianche, palazzi bianchi, strade bianche e gente colorata, vetrine e interni dei negozi colorati. Con tanti suk ultracolorati e ultrapieni la città sa un po' di Mediterraneo, un po' d' Africa e un po' d' Asia. La visita inizia dall' Avenue Bourguiba, che corre da ovest a est fino alle soglie della Medina. Questo grande viale, con due file di jacaranda che mostrano tutta l' imponenza della chioma dai fiori blu, è una versione maghrebina degli Champes Elysées, pieno di locali in cui si riversano i tunisini a ogni ora. In giro si vedono donne col velo e donne in minigonna, uomini in tunica bianca e uomini in foggia europea. Ma qui Tunisi mostra ottimi standard di qualità e pulizia. In fondo all' Avenue si erge la Cattedrale, e poi ecco la Medina, inserita dall' Unesco nel patrimonio culturale dell' umanità. Nel dedalo di viuzze la città antica parla un' altra lingua: si odono i colpi degli artigiani del rame, le grida dei mercanti, il gracchiare delle radioline. Oggi la guida dei napoletani è Jamel, un tipo allegro, di 36 anni. Squaderna subito qualche cifra: «La Tunisia ha 10 milioni di abitanti, 1200 km di costa, 57 milioni di ulivi, 65mila matrimoni l' anno e 70mila divorzi. La poligamia è stata abolita nel 1956...». La Medina attira come il miele: i commessi dei negozi dispensano saluti e sorrisi per convincerti a comprare qualcosa. E tutto si contratta con un lungo tira e molla. Sotto i minareti e le volte della Medina corrono le gallerie e le vie con le botteghe artigiane. è divertente mettere le mani tra monili raffinati, tappeti, borse e sandali in cuoio, ceramiche, cammelli di pezza. «Fermi», ordina Jamel. La prima sosta è al suk El-Bey con i banchetti dei profumi: dalle borsette volano le prime banconote per l' acquisto di aromi concentrati. Poco più avanti si fa ressa al Palais d' Orient, un suk stracolmo di ceramiche, copricapo, narghilè, puff, borse... I napoletani s' infilano a grappoli in un mondo di colori in cui non è facile orientarsi. Tre tessitrici sono all' opera dinanzi a un telaio dove sta prendendo forma un bel tappeto. Alì, l' uomo addetto alle vendite, offre a tutti caffè e tè alla menta. Poi li attira in una sala stracolma di tappeti e comincia l' esposizione. I tappeti migliori vengono da Kairouan, seguono quelli di Gafsa, Gabès, Jerba e Tozeur: ognuno ha una storia e un prezzo da contrattare. Il tipico tappeto maghrebino è il kilim, per il quale bastano 150-250 euro. Ma i napoletani vogliono il meglio. Un aiutante di Alì conduce una coppia del Vomero in un locale adiacente e le srotola tra i piedi una decina di tappeti di seta. A visita finita, i turisti carichi di souvenir risalgono su 12 pullman. Un uomo di Capodimonte, che traina moglie e figli, è appagato: «Lo sa? - mi dice ad alta voce - ho tirato sul prezzo e da 200 euro sono sceso a 60...». Corriamo su una strada a sei corsie. Si va a Sidi Bou Said, poco distante da Cartagine. è un piccolo borgo arabo-andaluso con discese e gradinate a picco sul mare, è noto per il colore azzurro di porte e finestre che adornano le case bianche. Di azzurro sono anche colorate le inferriate, i lampioni, i cestini della spazzatura, le panchine. Sulla via principale del paesino, tutta in salita, i venditori offrono agli italiani datteri, fiori secchi, harissa, foulard, scarpe. Mentre da bar e chioschetti arriva l' odore dei makrò (paste ripiene di datteri), del brijk (sfoglia fritta ripiena di uova, carne e formaggio), della idjja (gnocchetti piccanti di carne e pesce). Attraversando le linde stradine di Sidi Bou Said ti schizza in faccia la pulizia. E un decoro che lascia di stucco i partenopei. Tutto il borgo è sotto vincolo conservativo, con gli abitanti obbligati a ridipingere le case nei colori originali. Dalla terrazza del Cafè des Nattes si gode una splendida vista e si può capire che cosa abbia spinto personaggi come Miguel Cervantes, André Gide e Simone de Beauvoir a soggiornare in questo piccolo paradiso. Di una città, quando si giunge per la prima volta, in genere si notano gli aspetti più appariscenti: i palazzi, le opere d' arte, i monumenti. A Palma de Maiorca, seconda tappa del tour, si sbarca nel primo pomeriggio. I napoletani, razza piena d' ingegno, inaffidabili e licenziosi, si trovano subito spiazzati. La vivacità del carattere fa preferire il disordine al diletto dei sensi, ma qui si resta colpiti persino dai particolari dell' arredo urbano: lampioni stradali, alberi, fiori, panchine, fontane. Il napoletano che arriva a Palma de Maiorca resta estasiato dalla serenità dell' ambiente, dai colori, dall' eleganza delle vie. Qui ogni particolare t' invita a cogliere la dimensione nascosta delle cose per avvicinarti all' anima mediterranea degli spagnoli: vedere non basta, vedere non è capire. Una strada a quattro corsie, percorsa dalle carrozzelle, collega il porto turistico al centro cittadino. Ti viene incontro la Cattedrale gotica, con le cascatelle di capperi sulle mura, e Plaza de l' Almoina con cento vetrine. I napoletani scoprono che l' arteria principale è la Carrer de Jaume II, ricca di negozi eleganti, e fanno lo struscio fino a Plaza Major. Una coppia di coniugi torresi commenta e scatta fotografie. Dice il marito: «Le manderò a Bassolino perché veda che ordine e che pulizia regnano da queste parti». Una comitiva di salernitani s' infila in un edificio sede del museo d' Arte Spagnola contemporanea e s' incanta dinanzi alle opere dei più significativi autori della prima avanguardia: Picasso, Mirò, Gris, Dalì, Gonzales... Dopo le Baleari è la volta di Barcellona. La seconda città della Spagna offre ai croceristi 11 mila taxi, cinque linee di metrò e migliaia di biciclette per muoversi. Oltre a 155mila alberi per respirare. Si parte con un' incursione sulla collina Montjuic rivestita di oleandri, platani, palme e prati rasati. Il verde è impressionante. Molti scendono dall' autobus per scattare fotografie e fare raffronti con Napoli, tristissimo pianeta martoriato. Si percorrono via Cortes Catalanes e il viale di Grafia adorno di palazzi eleganti con i marciapiedi disegnati dal grande Gaudì, l' architetto della Sacrada Famiglia, la chiesa simbolo di Barcellona. E poi tutti a passeggio sulla Rambla, l' arteria pedonale dove si esibiscono gli artisti di strada. Ce n' è uno immobile, coi pantaloni abbassati, su un vaso di gabinetto: un gruppo di gaudenti di Fuorigrotta lo sfotte mitragliandolo di click. Altri invece contemplano l' efficienza del servizio di nettezza urbana, con gli spazzini che ritirano i sacchetti negozio per negozio e centinaia di cestini su cui spicca la scritta "Barcelona ciutat neta". E netta, Barcellona, lo è davvero perché vive di turismo. A mezzogiorno Plaza Reial è un formicaio di turisti: ne arrivano un milione e mezzo ogni anno e trovano strade e piazze pulitissime sorvegliate da poliziotti in calzoncini e bicicletta. Si fa una puntata nella città vecchia e s' avverte un commovente sentore di passato ammirando la cattedrale dove furono battezzati, nel 1493, i sei indios portati qui da Cristoforo Colombo. Scorre un fiume di gente tra la Rambla e Plaza de Catalunya, fulcro della vita urbana. Ora i rapporti tra i napoletani diventano più frammentari, ognuno cerca comprensione, speranza e amicizia dove può. E se ne sentono di tutti i colori. C' è chi si mette in posa davanti all' Hard Rock Cafè e chi s' informa sul grande architetto Oriol Bohigas che vive qui con la moglie Benedetta Tagliabue. Barcellona è stata cara a molti artisti: a Mirò, a Gaudì, a Picasso che ci ha vissuto a lungo perché suo padre insegnava disegno alla scuola d' arte. Si visita una città così particolare come Barcellona e si pensa: questa è la modernità, così è concepita l' ultima frontiera in fatto di razionalità, di innovazione, di slancio verso il futuro. Il sabato si sbarca a Marsiglia, dov' è nato Zinèdine Zidane e morto il poeta Arthur Rimbaud. Ad attendere i napoletani c' è Salvatore, una guida di origini siciliane che la ripetitività del lavoro non ha privato del sorriso. «Marsiglia e Napoli hanno molto in comune...», dice Salvatore. «Anche la malavita...», ribatte a bruciapelo un turista. Negli anni Trenta fu attribuito a Marsiglia l' appellativo di "Chicago francese", a causa degli stretti legami che certi politici intrattenevano con la criminalità locale. Di qui i film di Jean Paul Belmondo e Alain Delon. «Ma è acqua passata, - spiega Salvatore - agli inizi degli anni Ottanta i clan dei marsigliesi furono tutti debellati e oggi Marsiglia vive un' altra storia». Primo porto del Mediterraneo con 38 km di moli, sta puntando sul turismo perché il sole vi splende 300 giorni l' anno. Venendo dal vecchio porto, un cartello avverte: ci sono 11mila posti nei parcheggi sotterranei. «Proprio quanti ce ne sono a Napoli», scherzano dal fondo del bus. I primi napoletani arrivarono qui nel 1840: erano pescatori di Torre del Greco. Nel secolo scorso di italiani ne sono giunti 700mila. Ancora oggi 16mila persone hanno il nostro passaporto e l' elenco telefonico è zeppo di nomi italiani. Sul lungomare la Corniche una coppia di sposi beneventani corre a farsi la foto: sullo sfondo c' è l' isolotto d' If, la fortezza-carcere che deve la sua fama al romanzo di Alexandre Dumas "Il conte di Montecristo". Sulla Corniche c' è anche la centrale della Legione Straniera dove si può arruolare chi ha meno di 31 anni. Una coppia di Casoria osserva dal finestrino e commenta con disappunto la differenza abissale tra l' igiene napoletana e quella marsigliese. Si sale sulla collina di Notre Dame de la Garde, un santuario da cui si gode uno scenario mozzafiato. Tutti a scattar foto e a fare voti. I turisti più anziani accendendo ceri alla madonna. «Per quanti ne ho accesi finora - dice alla moglie un uomo di mezza età - io dovrei stare bene almeno 300 anni». Poi ecco il Parco Borely: 13 ettari di verde nel cuore di Marsiglia, con un corso d' acqua che lo attraversa silenzioso. Antonio e Rita, lui militare di Poggiomarino e lei di Scafati, fanno il raffronto con il fiume Sarno, la cloaca che da decenni vomita veleni nel golfo di Napoli: «Qui hanno un' altra mentalità...», taglia corto Antonio, mentre passa una canoa che scivola sul fiume trasparente. Corriamo in Rue de la Canebiere, l' arteria principale, vetrina di palazzi con bellissime facciate dal barocco al rococò. Sotto un cielo senza nuvole uno potrebbe camminare per giorni e giorni nella stessa direzione. Ma è scattata la corsa agli acquisti: il sapone di Marsiglia e il Pernot sono stati inventati qui. Da tre secoli Marsiglia è la regina delle bolle per l' igiene personale, i vacanzieri vanno subito a caccia di saponette profumate. Ancora oggi sono attivi una decina di saponifici che sfornano montagne di sapone dalla forma di un cubo solido e con ingredienti naturali: olio d' olivo, di palma, arachide, copra, sesamo... Sulla via del ritorno i commenti si sprecano. Ma la sintesi la fa una bionda signora del Vomero: «Non è facile - dice - vivere a Napoli dopo aver fatto il raffronto con le altre città del Mediterraneo...».