CANNES - Nuovi stili villani del Festival, nuove mode sprezzanti dell' industria cinematografica. All' incontro con Bruce Willis, il furibondo attore se ne sta su un palcoscenico, gli invitati in piedi più in basso schiacciati uno contro l' altro a farsi insultare, mentre su uno schermo passano scene di Color of night, e si può ammirare il davanti e il di dietro nudo del giovanotto. A tavola con Quentin Tarantino, bicchieri sporchi e bottigliette di minerale vuote, lui mangia insieme camambert e creme brul) e gli ospiti niente, neppure un caffè. Meno male che il fosco autore di ' Le jene' film considerato dai cinefili un capolavoro sanguinolento, che presenta questa sera in concorso il suo secondo film Pulp fiction, è in realtà un ragazzone gentile e di buoni sentimenti che vede la realtà come un fumetto horror o un filmaccio d' azione. Ha 31 anni, è troppo alto, di gesti goffi, con una faccia perbene e un modo di parlare a mitraglia. Negli Stati Uniti si definisce pulp fiction quella letteratura popolare stampata su carta di scarto e piena di delitti, sesso e solitari detectives: "Io in italiano tradurrei ' libri spazzatura' ma certo per il film ci vuole un titolo un po' più sensazionale, che so ' antologia del brivido' , oppure ' Storie di sangue' , faccia lei". Tarantino ha scritto il soggetto, ha diretto il film e ne ha interpretato una piccola parte: "E' nato come un' antologia, tre storie nere una in fila all' altra, poi invece ho preferito intrecciarle, così alla fine il film sembra una storia sola: con gangsters, spacciatori, belle drogate, ladruncoli, pugili venduti, assassini, vendette e sangue dappertutto, più marrone che rosso, sia nei salotti che in automobile". Come è riuscito ad avere insieme attori importanti come John Travolta e Harvey Keitel, Bruce Willis, e Uma Thurman, Rosanna Arquette e Christopher Walken? "Io sono un regista indipendente, ma mi appoggio anche alle grandi distribuzioni, insomma i soldi non mi mancano: e poi pare che io sia di quei fortunati che improvvisamente diventano di moda, e tutti vorrebbero lavorare con me". Ride il buon ragazzo gentile e si stupisce quando qualcuno gli chiede, sgridandolo, perché i suoi film sono dominati dalla violenza. "A parte che la vita è molto più violenta, nel cinema si tratta solo di un genere, come il musical o il western, o ancora meglio lo spaghetti western: io poi lego sempre pugni, pugnali, revolver, torture all' azione veloce, ai dialoghi e alle situazioni ironiche. I miei film non incutono paura, fanno sorridere, come certi libri gialli o gotici". A lei cosa fa paura? "Ho avuto paura quando per promuovere ' Le jene' sono arrivato a Roma, mi sentivo molto solo, e non capivo la lingua. Talvolta provo paura dove vivo, a Hollywood, quando di notte mi trovo in una strada deserta, e qualcuno mi viene incontro: ho imparato a fissare gli estranei negli occhi, per capire le loro intenzioni". Non si era mai allontanato dalla California, quando ho dovuto girare il mondo per presentare ' Jene' : Ma poi in Europa mi sono fermato solo a Amsterdam, perché è pieno di giovani, tutti parlano inglese, c' è molta vita notturna e gli spinelli non sono fuori legge. Una notte passeggiavo e ho capito che là c' era qualcosa di diverso da Los Angeles: c' erano le donne che camminavano indisturbate, sole, senza paura. Magari, ho pensato, anche qui le violentano, ma le donne non se l' aspettano, non sono terrorizzate. Invece a Los Angeles c' è una vera e propria psicosi; e quella paura te la comunicano, ti offende, ti invita alla violenza: vorresti dire signora guardi che io mi vergognerei solo a spaventarla, ma non c' è niente da fare, loro scappano". John Travolta è arrivato pilotando il suo aereo, Bruce Willis concede interviste al valium, addormentandosi lui stesso tra un importuno e l' altro. Kathleen Turner, specializzata in ruoli di Killer, è già arrivata ma segue il costume dell' anno, quello di non farsi vedere: ci sarà solo per la serata di chiusura e premiazione del festival, quando verrà presentato fuori concorso Serial Mom di John Waters, in cui è una buona mamma pluriassassina. Chiuso nel fortino dell' Hotel, dell' Hotel du Cap se ne sta Mel Gibson, uno dei divi che, a causa del loro aspetto grande e insignificante, esente da ogni carnalità, sono diventati celebri: piaceva tanto a Zeffirelli, che ne ha fatto un Amleto statuario e neanche male, ma lo pagano tanto perché è perfetto per i film per famiglie, dove c' è molta azione ma niente seduzione come in ' Arma letale' . Oggi circondato da guardie del corpo più grandi di lui e da uno stuolo di addetti stampa, pericolosi, per spietata disorganizzazione, sia alla sua carriera che all' avvenire del cinema, darà annunci folgoranti, di scarso interesse se non per la macchina produttiva che sfrutta Cannes e la stampa internazionale per suoi fini arroganti. Dunque Mel Gibson, che si è già diretto in ' L' uomo senza volto' , tipico capriccio di uomo bello che non corre pericoli ad apparire sfigurato, torna dietro la macchina da presa: il film si intitola ' Brave Heart' (Cuore coraggioso), storia avventurosa nell' Irlanda e Scozia dell' ' 800. Molto costoso, dice orgoglioso il suo produttore, Alan Ladd Jr. Solo oggi Gibson svelerà se sarà lui il protagonista e se l' attrice che vorrebbe, la francese Sophie Marceau, ha accettato. Gibson è la classica brava persona che sa trasformare ogni conversazione in una situazione di disagio. E' bello e perfetto, con vita bella e perfetta, e principi belli e perfetti: ci tiene a raccontare della sua famiglia, emigrata in Australia, padre ferroviere molto cattolico, dieci tra fratelli e sorelle: non parliamo poi di quella attuale, moglie Robyn a cui è da sempre fedele, tanto da scoraggiare qualsiasi signora irrispettosa, sei figli dai 14 ai 4 anni. Meglio evitare con lui, discorsi etici. E' irremovibile non solo contro l' aborto, ma anche contro la contraccezione: a Messa poi non va più perché è diventato un fatto troppo mondano
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