Le Ramblas e la Plaza Catalunya
In realtà le Ramblas sono cinque, ma appaiono comunque
come un’unica lunga strada che dal porto conduce a Plaza Catalunya. Barcellona
e’ una città estremamente vitale e accogliente. Fa
davvero piacere camminare e osservare tutto questo movimento anche se, in
alcuni tratti delle Ramblas, bisogna riconoscere che diventa quasi nevrotico:
si fa zig zag da una parte all’altra e per poco si devono dare spintonate per passare!
La prima sosta che facciamo è per il colorato mercato alimentare al coperto che
si tiene in una traversa delle Ramblas. Diamo un’occhiata
veloce rimanendo estasiati dalle enormi fragole rosse e dai succhi di frutta
freschi spremuti sul momento, dopodiché proseguiamo per Plaza Catalunya, ricoperta
da migliaia di piccioni che regalano un affascinante spettacolo.
Il M.A.C.B.A.
Prendiamo la direzione del M.A.C.B.A. (Museo d’Arte Contemporanea) tornando
a El Raval, che raggiungiamo dopo una ventina di
minuti scarsi. Il museo appare futuristico già dall’esterno, ma in maniera
ancora più marcata al suo interno. Una sorta di gigantesco letto appeso al muro
giace sopra le nostre teste all’ingresso, poco prima di fare i biglietti,
insieme a qualche altra bizzarra opera nei corridoi. Ma questo è solo il
preludio, poiché di opere d’arte singolari,
contemporanee, futuristiche, astratte o qualsivoglia chiamarle, ne vediamo in
quantità industriale nei vari piani del museo. Le descrizioni sono brevi e non
aiutano tanto. Per comprendere questi autori bisogna documentarsi prima o avere
studiato arte. Noi ci accontentiamo di sorridere di fronte a sculture
apparentemente insignificanti per noi profani, come quella
di un lavabo, di una tazzina da colazione divisa in due spiaccicata su un
quadro enorme nero insieme alla corrispondente metà di un colino, di un secchio
di vernice con tanto di pennello, di un palloncino gonfiato che non si sgonfia
mai, di nudi con catene, croci bianche, di un armadio in legno ripieno di
indumenti casuali, di una scrivania con un po’ di paglia, e così via. Vista la
pioggia continua optiamo per la visita
dell’interessantissimo Museo Marittimo.
Il Museo Marittimo
All’ingresso scattiamo una foto con un vecchio sommergibile in legno che sembra uscito da vecchi progetti del grande
Leonardo. Il biglietto costa quasi 11 euro, ma li vale tutti considerato la
particolarità del museo in sé stesso, che offre una vasta e completa
esposizione del mondo marittimo dalle prime imbarcazioni inventate dall’uomo
per solcare i mari, fino alle più recenti colossali opere navali. Si cammina
tra gli innumerevoli modelli di vascelli e caravelle, fino a scorgere una delle
attrazioni principali che consiste nella ricostruzione
a grandezza naturale di un vero e proprio galeone! Molta attenzione è prestata
anche alle spiegazioni e alla storia, con lunghi cartelloni ed esposizioni in apposite sale. La visita termina con una galleria allestita
in questi giorni, intitolata guarda caso: “Il novecento siciliano”, e con il
doveroso attrezzato negozio di souvenir prima dell’uscita, a cui non resisto di
portar via la classica barca dentro la bottiglia.
Port Vell e il Maremagnum
Arriviamo a Port Vell, attraversando il moderno ponte girevole che conduce
al Maremagnum, un grosso centro commerciale considerato dai pedoni l’adeguato
proseguimento delle Ramblas per le proprie passeggiate. Tutto questo quartiere
non esisteva dieci anni fa, quando visitai Barcellona con la mia classe di
quinta superiore per la gita scolastica! Entriamo all’interno della gigantesca
struttura, sorridendo di fronte al curioso gioco di specchi creato all’ingresso
con il riflesso verticale dei passanti, e facciamo un giro per renderci conto
dei negozi e dei prezzi: per niente diversi da quelli italiani, è il nostro
verdetto finale.
l’Acquario
Subito a fianco del Maremagnum si trova l’Acquario, considerato tra i più belli europei. Il prezzo di 13 euro pare veramente esoso ma
ci togliamo comunque lo sfizio di visitarlo. Stavolta
gli articoli da regalo sono proprio all’ingresso, e presentano una varietà di oggetti incredibili e davvero appetitosi anche per i più
restii allo shopping. La visita all’acquario è tutto sommato
abbastanza classica: l’unica interessante particolarità è il tunnel subacqueo
che passa sotto un gigantesco vascone che brulica di squali, tartarughe, e
branchi di pesci di vario genere e forma. Una passerella mobile con i vetri
trasparenti fa appunto il giro della vasca, permettendo di ammirare da sotto e
a distanza ravvicinata questo meraviglioso mondo sottomarino. La visita termina
con una sala dove si può ristorare e far giocare un po’ i bambini. Noi ne approfittiamo per scattare una foto spiritosa dietro il
costume di un palombaro, e consumare qualche pop-corn e una bella coca cola
rinfrescante.
All’uscita veniamo attratti dall’enorme scritta IMAX del gigantesco cinema,
costruito a sua volta a lato dell’acquario e del Maremagnum. Prendiamo un
depliant con gli spettacoli e ne troviamo uno di due ore a cui non possiamo rinunciare e di cui compriamo i biglietti (10 euro
a testa).
Passaige Garcia e la Casa Battlò
Proseguiamo per Passaige Garcia, il vialone che si dirige a nord della
città, dove dopo qualche centinaio di metri si trova Casa Battlò, uno dei
capolavori assoluti del genio di Gaudì, divenuto ormai
un simbolo e un culto per questa città. E' incredibile pensare che tra un
palazzo comune e l'altro si trovi incastonato questo gioiello, che già
dall'esterno regala le prime emozioni osservandone la facciata. Ogni singolo
particolare è curato e non casuale: le forme dei balconi, le inferriate, il
portone, i materiali e i colori usati. E' ancora incerta quale sia la fonte di ispirazione del genio, ma le più accreditate
paiono essere quella della rappresentazione del mare o quella di un dragone. C'è
una bella differenza in effetti, eppure guardandola ci sono gli elementi per
entrambi i casi.
All'ingresso, il biglietto costa sempre sui 10 euro ma almeno ci danno la
guida: una sorta di telefono parlante che, schiacciando i numeri corrispondenti
che si incontrano man mano nella casa, fornisce
informazioni sui dettagli della costruzione. Dettagli
allucinanti che mai si rivelerebbero all'occhio di un comune visitatore.
A partire dalle scale per culminare nel salone, tutta la casa è un capolavoro
d'arte e di ingegneria che non ha eguali. Ogni singolo
particolare è ricercato in maniera ossessiva dal genio che ha inventato un
proprio sistema di aerazione delle stanze, di
riscaldamento attraverso un singolare caminetto, di illuminazione naturale che
passa tra riflessi colorati delle vetrate e cortili interni creati appositamente
per tale scopo. Un particolare che mi rimarrà sempre impresso è quello delle
pianelle di uno di questi cortili, che hanno due
colori diversi ma guardate nel complesso si fondono in unico colore che
ricorda, appunto, il mare. Come se non bastasse, poiché la luce viene
dall'alto, i due colori delle mattonelle in realtà sfumano assumendo
colorazioni più chiare dal basso della finestra e più scure verso l'alto del
tetto, pur continuando a sembrare un colore solo: questo perché la luce, mentre
scende verso il basso del cortile, si indebolisce e
quindi illumina meno le pianelle sul fondo che, se fossero tutte uguali,
risulterebbero ovviamente più scure. Genio o maniaco? Tutto quanto, e sottolineo tutto, è costruito in modo da eliminare le linee
rette a favore di forme ondeggianti e sinuose: il lampadario a forma di
vortice, le porte una diversa dall'altra, il passamano, le scale, le finestre,
le murature, il caminetto, le colonne. Il confine tra fantasia e realtà
svanisce del tutto in questa casa fiabesca unica al mondo e nel suo genere! Terminiamo
la visita con il negozio di articoli a tema, da cui ci
limitiamo a portare via solo una decina di cartoline stupende.
Proseguendo per Passaige Garcia arriviamo dopo pochi minuti ad un'altra
opera d'arte di Gaudì: Casa Pedrera. Qua siamo colti impreparati da una fila
sterminata di turisti che si estende per decine di metri oltre l'ingresso sulla
strada, e optiamo per ritornare più tardi, prendendo
il metro e dirigendoci alla Sagrada Familia.
La Sagrada Famiglia
Ricordo che questo fu il primo colossale monumento che vidi nella mia vita
quando visitai Barcellona dieci anni fa, che mi scioccò
totalmente. Camminavamo con i miei compagni senza meta, di
notte, e all'improvviso la possente visione di questa cattedrale gotica
illuminata si rivelò davanti ai nostri occhi increduli! E' passato tanto
tempo da allora e di opere monumentali ne ho visto
tante, ma rivedere comunque la Sagrada Familia fa sempre un certo effetto. Con
la differenza che, rispetto a dieci anni fa, ce n'è un enorme pezzo in più! Adesso
le torri sono 4 e le facciate due, esattamente il doppio di quando le vidi io. Tutta
l'area comunque è un gigantesco cantiere operativo e
le facciate, forse nel 2016 quando si presume sarà terminata, saranno 4 e le
torri 8!!! C'è da metter in chiaro che, per adesso, la parte nuova costruita
non ha niente a che vedere con il fascino e la precisione di quella originale
di Gaudì, che purtroppo morì all'improvviso in un incidente lasciandola
largamente incompleta. Rimane sempre il progetto a cui gli architetti odierni
si staranno ispirando per completarla.
Il costo del biglietto è di 9 euro, ma non ha una grande
giustificazione dal momento che da vedere, all'interno della Sagrada Familia,
non c'è praticamente nulla a parte le altissime gru e i lavori in corso. L'unica
parte interessante è salire sulle torri in maniera un pò
vertiginosa e claustrofobica, con un numero infinito di gradini su scala
a chiocciola, e godere il panorama della città tra una finestrella e l'altra. Istruttiva
invece è la visita del museo, il quale spiega visivamente i progetti di Gaudì
con dimostrazioni reali in plastici in miniatura della sua geniale
architettura. Colpisce in modo particolare l'uso delle colonne a forma di ramo
d'albero e per giunta oblique, tecnica molto usata in
diverse opere. Appare straordinario anche il progetto finale della Cattedrale,
con i particolari delle singole facciate e delle torri, nonchè, cosa
difficilissima da immaginare a tutt’oggi visto che non
esiste niente, della torre centrale che sarà molto più alta e mastodontica
delle altre otto! Credo che, se veramente l'opera finale sarà così come la si vede nel progetto, la Sagrada Familia diventerà uno
dei monumenti più incredibili del pianeta e, probabilmente, anche uno dei più
dispendiosi visto che ci avranno lavorato incessantemente per trenta anni!
Terminata la visita, prendiamo il metro per tornare indietro alla Pedrera. Ne approfittiamo a questo punto, visto che il giro turistico
in bus è da scartare, per fare la travel card per i quattro giorni rimanenti di
visita, al conveniente prezzo di 15 euro valevole per tutti i metro e bus
indistintamente.
La casa Perdrera
Alle 17:00 siamo di fronte alla Pedrera. La fila è
diminuita ma è comunque tanta! Attendiamo pazientemente per fare i biglietti
(altri 7 euro a testa) e visitare questo altro capolavoro di
Gaudì che non delude leaspettative.
Stavolta l'ispirazione dell'artista è chiara e, come si intuisce dal nome stesso, riguarda la pietra. Nel
complesso l'interno della casa mi pare meno appariscente di
quella Battlò, ma sicuramente esaltante è la visita del tetto: una sorta di
parco di sculture e statue a forma di maschere, che col tramonto regalano
magnifiche tonalità di rosso! Il panorama non è da meno, con la vista della
Sagrada Familia, del centro della capitale, e con i più stravaganti spunti
fotografici delle bizzare opere di pietra. Alcune peculiarità si ripetono, come
ad esempio quella dell'utilizzo di piccoli cortili interni per far arrivare in
tutte le stanze una gradevole luce naturale. Ancora
qualche manciata di cartoline e anche questa visita è
terminata.
Il Park Guell
Prendiamo il metro per Lesseps, punto di partenza per visitare il Park
Guell. Dall'uscita della stazione bisogna camminare per una mezzora per
arrivare all'ingresso del famoso parco di Gaudì, ennesima opera iniziata e
purtroppo rimasta incompleta. Seguendo i cartelli, percorriamo un vialone e
svoltiamo in una traversa che sale ripidamente su un colle. All'entrata,
un'artista simula perfettamente la statua d'orata di un pistolero che scatta
all'improvviso e spara un colpo ogni tanto spaventando i turisti! Le torri a
lato delle mura sembrano finte e non lasciano dubbisullo stile del genio:
pare di essere nel paese dei balocchi o in qualchefavola di biancaneve.
Una lunga scalinata che parte da unafontana porta ad una terrazza panoramica
sorretta da enormi colonne. Noiiniziamo però la visita del parco prendendo
un sentiero verso destra, che si inoltra nella vegetazione
verde dove si scorgono ognitanto le forme bizzarre delle opere di Gaudì.
Le più ricorrenti sono senz'altrole colonne e gli archi, che seguono quel
principio di ramificazione visto anchealla Sagrada Familia.
Gli spunti fotografici non mancano di certo, soprattuttoper chi è appassionato
di architettura e di giochi di prospettiva.
Nonostante ci siano parecchi turisti (soprattutto
scolaresche), capita spesso di passeggiare all'interno del parco in assoluto
silenzio e relax, potendo godere al meglio della sua straordinaria bellezza. Dopo
una lunga passeggiata raggiungiamo la terrazza
panoramica, abbellita con i muretti mosaicati da pianelle dai mille colori
vivaci che ne seguono tutto il perimetro. Questo dovrebbe far parte dello stile
riciclatore, ma pare che l'idea originale non sia
nemmeno di Gaudì ma del suo assistente. Il panorama che si gode da qua è
stupendo e permette una singolare visione d'insieme anche delle opere
all'ingresso del parco. Scendiamo sotto la terrazza nel gigantesco colonnato
che mi fa venire in mente un pò i templi greci. Tutte
le colonne sono dritte, ad eccezione dell'ultima fila dove Gaudì si è
sbizzarrito nel farle oblique. Qui sotto scorgo un'artista con una bellissima
tela della Pedrera, che non posso rinunciare a portare a casa per la modica
cifra di 10 euro.
Il Museo Gaudì
A questo punto torniamo all'interno del Parco verso il Museo Gaudì, che avevamo intravisto prima di passaggio. Il biglietto costa 8
euro (e ti pareva!) e permette di visitare la dimora dove il famoso artista ha
vissuto durante i lavori al parco. Niente di eccezionale
a dire il vero, tranne qualche curiosità e il bellissimo panorama che si scorge
dalle finestre.
La collina Montjuïc
Prendiamo la funicolare per Montjuic, che parte proprio da Paral-lel. Saliamo
così sul colle che domina la parte ovest di Barcellona, dove si trovano una
serie di attrazioni tra cui il castello, il parco
giochi, la zona olimpica, fino a scendere nuovamente in basso verso il Museo Nazionale
di fronte a Plaza Espana.
La Fondazione di Joan Mirò
Usciti dalla stazione, scopriamo un pò delusi che
la seconda funicolare, che porta in cima nei pressi del castello, è chiusa. Così
passeggiamo scendendo dalla parte opposta, fino a raggiungere
la Fondazione di Joan Mirò. Sono altri 7 euro di biglietto per
visitarla, e probabilmente sono anche quelli spesi
peggio. Sarò proprio un ignorante senza speranza in materia, ma certe opere
proprio non le capisco! Innanzitutto, poco dopo
l'ingresso assistiamo ad una esposizione temporanea di
qualche artista che ha avuto l'onore di potersi esporre in un museo di questo
livello. Un filmato penoso, volgare, osceno e degradante sono le prime cose che
mi vengono in mente mentre osservo allibito lo schermo della sala bianca dove viene riprodotto. Se questo è il
messaggio artistico che l'autore voleva trasmettere c'è riuscito in pieno. Guardando
le facce sconvolte degli altri turisti capisco che a volte l'arte non è solo
questione di ignoranza, ma anche di buon gusto. Vedere
un uomo completamente nudo, abbruttito, allucinato quanto sofferente, che si
contorce senza senso, in assoluta solitudine, con i genitali sempre in vista in
queste riprese mosse e dal vivo, sul filone della strega di Bleir a dir poco
angoscianti, può davvero essere considerato arte? Continuiamo a guardare attoniti questo filmato nella convinzione che ci sarà un
senso o un significato, ma alla scena del sangue che fuoriesce dal corpo del
povero disgraziato che si auto tortura senza senso, ci viene davvero brutta
voglia e ce ne andiamo di corsa.
Lasciamo volentieri agli esperti l'onore di guardarsi questo capolavoro. Passiamo
dunque alle opere di Joan Mirò, che osserviamo in
diversi enormi saloni bianchi usufruendo della solita guida in linea del
telefono parlante. Senz'altro meno penose ci mancherebbe, qui parliamo di un
pittore, ma non ne capisco ugualmente la grandiosità
di nessuna! Per la miseria quanto sono negato per l'arte moderna... dove sono
finiti i meravigliosi dipinti di Van Gogh, i particolari minuziosi del Canaletto,
etc.etc.etc.? Qua vedo un quadro con una linea nera
che lo taglia in due, un comune cerchio e qualche "V" scritta, e devo
immaginarmi un bellissimo orizzonte con tanto di sole e uccelli che volano! E le descrizioni della guida poi fanno acqua da tutte le
parti: non ce n'è una che ti spieghi decentemente e in modo convincente una di
queste opere. Mi viene davvero da ridere quando guardo due quadri appesi al
muro e ascolto il telefono che mi suggerisce di notarne l'affinità: le
rappresentazioni di ciascuno sono totalmente differenti, ma uno è tutto verde
con alcuni schizzi arancioni, e l'altro tutto arancione con un punto verde. Mi
stanno prendendo in giro? La chicca finale è in una sala quadrata dove sono
esposti tre giganteschi quadri, ognuno in una parete diversa. Le opere sono praticamente identiche e cioè: il quadro interamente bianco
e una linea nera tracciata a mano libera che lo attraversa quasi in diagonale. L'unica
differenza tra tutti e tre è ovviamente la linea, che essendo fatta a mano
libera non può essere uguale. C'era bisogno di fare tre quadri così grandi per
mostrare una linea, che tra l'altro, non presenta nessuna elaborazione,
geometria, ma è tracciata chiaramente di pugno in pochi secondi senza ripasso? Sentiamo
cosa dice la guida, che riporta addirittura le parole del Mirò
stesso, il quale racconta che avrebbe potuto tracciare la linea in un minuto e
il suo quadro sarebbe finito subito, ma ci ha messo invece mesi di prova per
arrivare a quella giusta. Ogni volta la tracciava, poi la riguardava, non gli
piaceva, la cancellava e la rifaceva. Finché, in un giorno di
illuminazione, non disegnò quella giusta, anche se impiegò mesi ad
osservarla per capire che era quella giusta! E dunque?
il quadro l'ha fatto comunque in un minuto! Ne ha fatto
addirittura tre? La guida dice che tutto ciò dovrebbe rappresentare
l'isolamento di un prigioniero in cella, ma è davvero possibile? quale cultore della pittura, seriamente, mi può dire
esattamente cosa rappresenta la comunissima linea che vedo di fronte ai miei
occhi, perché è ondulata in alcuni punti, perché è leggermente in diagonale,
perché non tocca i bordi? Ammesso, certo, che esista
veramente la spiegazione razionale. E' probabilmente questo il mio vero
limite, cercare la spiegazione tecnica e razionale. Evidentemente i quadri sono
frutto invece di una irrazionalità interiore e
soggettiva a cui solo pochi eletti possono arrivare. Per concludere
in bellezza, mi sposto in un'altra sala dove sono esposti altri tre giganteschi
quadri appesi alle pareti, esattamente identici a quelli visti prima, tutti
bianchi con una linea nera tracciata a mano libera ma, stavolta, attenzione, ci
sono anche due o tre schizzetti di vernice di pennello. Ah beh ragazzi ma
allora ditelo dai!
Il M.N.A.C.
Esco dal museo nella piena convinzione che ,dopo
Barcellona, non entrerò più da nessun altra parte ad ammirare l'arte moderna. Per
consolarmi qualcuno suggerisce di arrivare al M.N.A.C.,
il Museo d’Arte Nazionale, e visitare qualcosa di archeologico e dal
significato più concreto e tangibile. Arrivati nella terrazza
sovrastante la gradinata che porta fino a Plaza Espana, siamo estasiati dallo
stupendo panorama della città, che si colora di tinte gialle e forti del sole
vicino al tramonto. Entriamo dunque al M.N.A.C. ma scopriamo presto che
la parte visitabile è solo quella romanica: meglio di niente comunque!
Facciamo il giro tra i reperti lasciati dal nostro potente impero ai suoi tempi
migliori, e proseguiamo poi una passeggiata ad anello dietro il museo arrivando
alla zona olimpica e tornando di fronte alla piazza.
La Fontana Magica
Sono le 19:00 in punto e, magia delle magie, a
nostra totale insaputa iniziano sotto i nostri occhi gli spettacoli di giochi
d'acqua della Fontana Magica! Questo sì che vuol dire trovarsi al posto nel
momento giusto! Tutto si illumina clamorosamente e
l'acqua comincia a scorrere dappertutto, partendo da una cascata di fronte al
M.N.A.C. per scendere tutta la gradinata tra fontanelle varie e terminare nella
Fontana Magica. Inizia anche la musica e lo spettacolo vero e proprio: una
meraviglia assoluta, tra la magia dei colori e le forme create dagli zampilli,
che si alzano, abbassano, creano un effetto soffuso simile a nebbia, tutto a
ritmo di famose colonne sonore. Si riuniscono centinaia di turisti e noi
scendiamo la gradinata mentre assistiamo allo show avvicinandoci alla fontana. La
musica epica di Guerre Stellari conclude perfettamente
questo tripudio, che fino ad adesso è la cosa più bella ed emozionante che
abbia visto a Barcellona.
Il Poble Espanol
Si sono fatte nel frattempo le 20:00, e presi
dall'euforia delle mille luci e colori appena viste, puntiamo su un'ultima
visita ancora per concludere in bellezza la giornata: il Poble Espanol, ovvero
la ricostruzione di un villaggio spagnolo in una sorta di quartiere a sé
stante. Arriviamo all'ingresso dopo una breve passeggiata di un quarto d'ora,
ammirando le torri e le mura medievali. Ci viene data
la cartina e allo stesso tempo ci viene detto che i negozi a questa ora sono
chiusi. Per noi ha poca importanza, anzi, scopriamo presto durante la visita
che questo è un vantaggio poiché siamo praticamente da
soli e possiamo girare più velocemente. Ci fermiamo in un bar dopo pochi passi
in una viuzza che sembra uscire da un film storico. Anche
il bar, in effetti, non è da meno. Prendiamo un bel thè caldo e riprendiamo il
giro turistico per l'impressionante quartiere. Ogni minimo particolare è curato
e studiato nei dettagli: le murature, i portoni, le finestre, i balconi, le
insegne dei negozi, il ciottolato della strada, l'illuminazione, la chiesa ed
il campanile, la piazza principale. E' davvero tutto incredibile ma
perfettamente realistico e a trovarsi soli in alcuni angoli di queste viuzze
sembra davvero di tornare indietro di qualche secolo e assaporare la vita di un
tempo.
Terminiamo la visita e ripercorriamo la strada all'indietro verso Plaza Espana.
Sostiamo ancora un pò a vedere la Fontana Magica, che nel frattempo ha regalato
ai turisti un altro (e l'ultimo) spettacolo.
Il museo Picasso
La prima visita di oggi è concentrata sul Museo
Picasso. Un altro mondo rispetto alla Fondazione di Mirò vista prima. Almeno
qui, l'evoluzione dell'artista è esposta gradualmente sala per sala: dai suoi
dipinti da giovane, in stile più classico, fino alla sua trasformazione in
quelli più astratti. E anche i più complicati e meno comprensibili danno comunque soddisfazione, ad un profano come me, nell'ammirare
la meticolosità dei colori, delle forme e della tecnica. Si capisce quale mole
di lavoro ci sia dietro un'opera del genere. Picasso è Picasso. La visita risulta dunque, contro le mie aspettative, estremamente
interessante ed istruttiva e vale appieno il solito biglietto di 7 euro pagato
all'ingresso.
Il Tibidabo e la Torre Collserola
Ci spostiamo in Plaza Catalunya, prendendo la linea 7 e poi la Tramvia Blau
che sale al Tibidabo, seguendo le istruzioni della nostra guida. La tramvia è
davvero particolare: un vagoncino piccolo con panchine in
legno minuscole scomodissime, che si riempe fino a scoppiare di turisti e per la sua tratta di dieci
minuti sulle rotaie costa il biglietto di 3,10 euro! Per arrivare in cima al
Tibidabo però non è ancora finita, bisogna prendere un'altra funicolare e fare
un altro breve tragitto. Una volta arrivati nella
piazza principale, osserviamo un pò la cartina esposta. Alla nostra destra c'è
il parco giochi, più che altro con attrazioni per bambini e
piccini. Varrebbe la pena farlo solo per la ruota panoramica che gira sopra
Barcellona con una vista mozzafiato! Saliamo le gradinate che conducono alla
Cattedrale. Diamo una visita veloce e scattiamo una quantità industriale di
foto al panorama che spazia su tutta la città fino al mare. Si
intravedono tutti i monumenti principali, nonostante la giornata sia
nuvolosa e ci sia un pò di foschia.
Ci fermiamo per pranzo al "Tibidabo Masia Restaurant", proprio di
fronte alla piazza principale, consumando qualche toast e patatine fritte. Chiediamo
dunque come si può raggiungere la Torre Collserola, che domina il colle e che
si vede chiaramente vicino a noi. Sappiamo che esistono degli autobus, ma ci
consigliano di andare direttamente a piedi. Passeggiamo così per un quarto
d'ora fino ad arrivare alla base dell'altissima torre, davvero impressionante. Quella
di Praga, a confronto, è molto più bassa. Il biglietto d'ingresso costa solo
4,60 euro e non permette di arrivare fino in cima, ma comunque
ad una buona altitudine in una sala panoramica della torre. Raccolti una decina
di turisti, attendiamo una ragazza che ci porta alla base della costruzione da
cui parte un ascensore a vetri trasparenti che sale lentamente, permettendo di
ammirare a bocca aperta lo strepitoso panorama. Anche la sala è trasparente, con le grate bucherellate sotto
i piedi che danno la sensazione del vuoto: non certo adatte a chi soffre di
vertigini! Siamo a oltre cento metri di quota della
torre e circa seicento dal livello del mare! Dalla sala si gode un panorama a
360°, ed è possibile visualizzare subito le principali attrazioni osservando le
numerose cartine fornite di ogni spiegazione e punti
di riferimento. Rimango ad osservare un pò la lontana Sagrada Familia, la
bellissima Plaza Espana e il M.N.A.C., il colle di
Montjuic, il Tibidabo con la cattedrale che si erge al cielo. Inizia nel
frattempo ad annuvolarsi pesantemente e si sentono devastanti tuoni in
sottofondo. La discesa dall'ascensore è altrettanto emozionante quanto la
salita, e una volta arrivati in basso ci fermiamo a
visitare una sala dove sono esposte le fotografie e i dati delle altre torri
similari sparse per il mondo: esattamente come a Praga, di cui tra l'altro
vediamo la torre, tra le più piccole, di soli 90 metri di altezza. Ce ne sono alcune colossali in Canada e Russia, magari un giorno
visiteremo anche quelle.
La Vila Olimpica
Dedichiamo il nostro ultimo giorno a Barcellona passeggiando per quei
quartieri caratteristici che abbiamo ancora tralasciato e per fare un po’ di
shopping. Iniziamo scendendo le Ramblas
verso Port Vell, dove acquistiamo qualche souvenir all’acquario. Poi
proseguiamo verso Barceloneta, osservando un altro sommergibile in legno simile a quello del museo marittimo. Attraversiamo dunque Barceloneta e
raggiungiamo Vila Olimpica, da cui rimaniamo esterrefatti dalle bizzarre forme
architettoniche e strane sculture che si incontrano
per strada. Il culmine ovviamente è il colossale monumento del pesce, situato
in una piazza che pare sé stessa un’opera futuristica. Rimaniamo ad osservare e
passeggiare un po’ per questo quartiere spettacolare, totalmente diverso da
quelli visti fin d’ora, che mi ricorda un po’ nel genere La Defense di Parigi. La
piazza finisce in una balconata che dà sulla bella spiaggia di Barceloneta.
Il Parco de la Ciutadel ed il Barrio Gotico
Lasciamo il quartiere moderno e torniamo al centro storico, passando per il
Parco de la Ciutadel, considerato uno
dei polmoni verdi della città. Dobbiamo girare un bel po’ per le mura prima di
trovare l’ingresso, ma una volta dentro godiamo di un
po’ di verde e pace al di fuori del traffico metropolitano. Seguendo il
sentiero principale giungiamo al laghetto centrale, dove
alcune belle statue fanno da sfondo ad una fontana e c’è persino la
riproduzione di un grosso elefante per far divertire i bambini.
Usciamo dall’altra parte del parco proprio in pieno Barrio Gotico, e raggiungiamo
dopo una mezz’oretta la Cattedrale. Si può entrare a visitarla (ne vale la
pena) e con la cifra di 4 euro si può salire sul tetto tra
transenne e percorsi arrangiati con inferriate. Questa è una cosa forse un po’
discutibile, tra l’altro il panorama che si vede non è alla
fine molto diverso (anzi, sicuramente inferiore) rispetto a quello che
si gode da altri punti della città.
Terminata la visita, ci fermiamo un po’ nella piazza di fronte alla
cattedrale per ammirare un suonatore di chitarra e alcuni artisti che simulano
le statue. C’è un vero professionista da record, con tanto di piedistallo e
borsa per attrezzi, che ha incluso nel suo
abbigliamento, all’altezza del petto, un orologio con il quale misura il tempo
che riesce a rimanere fermo. Un tempo eterno di minuti e minuti in cui
rimango imperterrito ad osservarlo senza che si muova di un
millimetro o che sbatta le palpebre degli occhi, fino all’autoconvincimento che
veramente si tratti di una statua. Dopo altri minuti, finalmente lo vedo
fermare l’orologio e riposarsi un pochino, per poi riattaccare il suo
cronometro personale e iniziare daccapo! A questo punto non posso esimermi dal
fare una foto insieme a questo mito e lasciargli la meritata mancia.
Continuiamo a passeggiare per gli innumerevoli negozietti del Barrio Gotico
fino a giungere a Plaza Espana, dove entriamo al centro commerciale “El Corte
Ingles” dove scopro che al piano terra c’è una gigantesca esposizione di DVD e
cd musicali che sono molto attraenti!
Stanchi dalla lunga camminata, ci riposiamo al “Beer & Coffee”, proprio
in un angolo della piazza, prendendo una cioccolata calda con churros, un
abbinamento molto usato a quanto pare da queste parti.
I churros sono una sorta di sfogliatine zuccherate
davvero buone!